Quartiere delle Ceramiche
29 dicembre 2007 by Staff
C’erano una volta i figuli, persone che lavoravano ininterrottamente da mattina a sera ed anche di notte, quando “cuocevano”. C’erano anche i ragazzini che passavano di casa in casa per le vie della città, per prendere il cibo per questi lavoratori che le mogli e le madri solerti avevano preparato, racchiudendo il tutto in caratteristiche tovagliette a quadri rossi e blu. I ragazzini si sentivano utili ed importanti, perché oltre ad apprendere il mestiere del figulo, partecipavano della vita del loro “maestro”. Tutto questo non c’è più, poiché i tempi sono cambiati. Siamo molto lontani e per fortuna, dal pigiare la creta con i piedi, come si faceva un tempo. Lo sviluppo tecnologico, con l’invenzione di macchine sempre più efficienti, ha rivoluzionato tutto con grande sollievo degli operatori del settore. Questa figura, il figulo o “caminaro” potrebbe scomparire, vuoi perché sempre meno giovani si accostano alle botteghe per imparare un mestiere che richiede molta passione e molta applicazione, e vuoi perché le prospettive non sembrano essere tali da allettare i giovani ad intraprendere questo lavoro. Perché allora non tutelare, favorire e sostenere con iniziative l’apprendimento di questo mestiere, che potrebbe scomparire? Certi manufatti, semplicemente non vengono più realizzati, per mancanza, forse, di mercato, o di artigiani, altri sembrerebbero realizzati altrove, per poi essere dipinti nelle botteghe locali. Se, poi, ci fosse una connessione, un filo diretto e naturale tra l’ISTITUTO D’ARTE e le botteghe, forse molti giovani si appassionerebbero all’apprendimento artistico. Probabilmente manca una regia d’insieme e degli input amministrativi tali da favorire mire di mercato veramente espansionistiche e non più di nicchia. Quale allora l’orgoglio di una categoria di artigiani che non riesce a far fronte comune per la tutela di un’arte tanto antica quanto pregevole, che connota un’intera città? Di botteghe ce ne sono, che si tramandano da generazioni, ma seguendo l’ispirazione libera dell’artista, ognuna va per proprio conto ed è bello notare come le botteghe attraverso l’opera dell’artista-artigiano, si differenzino l’una dall’altra per disegni, colori e foggia dei manufatti. L’individualità esasperata, però e l’atavica rivalità tra le botteghe, non aiuta a tutelare e tramandare questo bene comune e prezioso “la ceramica di Grottaglie”, che dovrebbe essere un vero polo di continua e non occasionale attrazione turistica. E il quartiere? Bisogna riconoscerlo, sta evolvendosi, infatti, ristoranti, pubs e pizzerie si stanno moltiplicando. Ben vengano queste attività commerciali, che danno lavoro e fanno circolare moneta, ma non c’è il rischio che, “mangiando, mangiando” tra un primo piatto, una pizza ed un contorno, si finisca con l’ingurgitare anche botteghe e figuli? Speriamo di no, altrimenti bisognerà cambiare qualcosa sui cartelli all’ingresso della città e del quartiere: non più “città della ceramica” e “quartiere della ceramica”, ma “città e quartiere di pizzerie e ristoranti”.
di Filomena Russo, dal Via Crispi n. 55
