Chiusa la Mostra del Presepe di Grottaglie
12 gennaio 2009 by Staff
di Filomena Russo
La mostra del presepe, arrivata alla XXIII edizione, ha chiuso ieri i battenti. Chi ha attraversato le sale del Castello Episcopio, sito deputato della mostra, ha potuto ammirare i lavori di fattura moderna, altri di ispirazione classica e/o tradizionali e altri catalogati nella sezione contemporanea. Alcune bacheche erano occupate da figurine sacre. Il luogo sempre lo stesso con tutte le sue crepe e la vetustà dei secoli e le opere proposte, pur ammirando l’abilità degli artisti espositori, sembravano sempre le stesse. Dopo i presepi di diversa fattura e dimensione, l’attenzione veniva catturata da un lavoro (eccellente a nostro modesto avviso) fuori concorso dal titolo: “Where are you?” (Dove sei?) di Valerio Tambone e D’Abramo junior. Da subito l’opera poteva sembrare provocatoria e forse lo era ma se vogliamo considerare la morte del Gesù fatto uomo per redimere l’umanità dai peccati e credere nella presenza di un Gesù Dio, onnipotente e onnipresente, c’è effettivamente da chiedersi: “dove sei” Bambinello se tutti i giorni e anche a Natale, giorno della tua nascita, molti bimbi e non solo, muoiono per freddo, fame, miseria, guerre e tante altre disgrazie? Se Gesù è amore, fratellanza, carità, generosità, dove vanno a finire questi sentimenti se in ognuno di noi albergano soltanto l’egoismo, l’interesse personale e non ci ricordiamo di chi soffre nemmeno a Natale? C’è da credere a Nietzche quando scrive “Dio è morto”? Per dirla in dialetto grottagliese “Sto buenu iu” questo è ciò che si risponde di fronte alla povertà, alla miseria, alle disgrazie, alle discariche, alla diossina, all’inquinamento, alle malattie che toccano noi e il nostro prossimo. Natale é anche questo: guerre, morte e miserie. Qualcuno potrebbe obiettare che l’opera di ValerioTambone e D’Abramo junior non ha nulla a che fare col contesto natalizio del presepe. E perché no? Forse che i nostri occhi devono guardare e vedere solo ciò che è luccicante e patinato? Dobbiamo allontanarci sempre più dalla realtà di tutti i giorni per non disturbare e non essere disturbati? Ciò non significa vivere il falso? Certo è Natale, è la mostra del presepe, ma quale momento migliore per ricordare a qualche distratto che accanto alle rappresentazioni della “Bella Favola” e a tutti i “babbi Natale”, che si arrampicano sulle balaustre dei balconi delle nostre case, esiste una realtà che bella non é, di cui sarebbe giusto occuparsi. Continuando la visita, un’altra sala era occupata da un arredo “giardino mediterraneo”, d’effetto in lontananza, ma si aveva la sensazione che non si sappia fare altro che riproporlo sulle piazze, in fotografia e poiché non si salva nemmeno il presepe, forse dovremmo preoccuparci o porci qualche domanda.
Dei cittadini, tra i quali anche dei forestieri davanti al roccione del cortile del castello discutevano del perché si voglia manomettere una delle ultime testimonianze della gravina di San Giorgio e del perché la nostra città in controtendenza di quanto avviene in altre realtà, ami tanto spianare, cementificare anche ciò che non si dovrebbe, abbandonare e trascurare un centro storico che potrebbe e dovrebbe essere fruibile da tutti e attrattiva turistica, in definitiva cancellare le proprie origini e la propria storia. Si potrebbe riportare senza voler peccare di presunzione una storica frase: “QUOD NON FECERUNT BARBARI, FECERUNT BARBERINI”,ma quella era tutta un’altra storia.

Ringrazio Filomena Russo, che non conosco di persona, per il bel pensiero rivolto alla nostra opera, ringrazio a anche a nome anche di G.J D’Abramo.
Cio’ che sta accadendo a Gaza nei giorni del nostro natale cancella definitivamente il nostro presepe. Provo un senso di colpa.
Ora quell’Opera
In realt